Sono in bus con un amico, ho sonno, e non so manco perché sto andando a questo fottuto party con gente che non conosco. Siamo entrambi silenziosi, e nella mia testa si accavalcano mille pensieri esistenziali: "Ma che sto facendo? Dove sto andando? Questo non sono io, non vado mai ai party, perché non me ne torno a casa a dormire?"
L’attimo dopo subentra in me il terrore della solitudine, del silenzio che non sono ancora riuscito a sconfiggere. Ecco il motivo.
E pensare che il mio oroscopo di questa settimana parlava proprio di un'esplorazione interiore, di quanto mi sarei soffermato su me stesso e sul mio Io. Quando l'ho letto mi son detto: "Cazzate! Mi sto facendo fin troppe domande su di me. Ora basta!"
E invece ieri è successo.
Il viaggio in bus è abbastanza lungo, tanto da farmi pensare a Michela per qualche oscura ragione. Per un attimo mi è mancata da morire, mi sarei gettato dal bus e sarei corso da lei ad abbracciarla e farle capire quanto ancora mi manca, quanto desidero vederla e raccontarle tutto quello che sto passando. Una lacrima è appena scesa dal mio viso... Mi stringo il nodo alla gola per non farlo sciogliere.
Arriviamo al party. Ci accoglie una spagnola quasi nana ma nettamente scopabile. I ragazzi lì sono molto accoglienti, mi piazzano subito una birra in mano e mi danno a parlare. E così iniziano chiacchiere inutili con gente che probabilmente non rivedrò mai più.
Il tempo passa piacevolmente in fretta, l’atmosfera è rilassata, e io bevo tanto al punto da non capire più niente. E finalmente sono felice. Falsamente felice.
A un certo punto faccio conoscenza con una ragazza italiana, Virginia, sembra carina, ma non ne sono sicuro, sto troppo fatto. E così lo chiedo a Tommaso:
- Oh, Tomma’, ma questa com’è? Io non capisco un cazzo! -
- È carina Gaeta’, si può fare. -
- Mh... - Rispondo dubbioso.
E così mi avvicino a lei e le sussurro all'orecchio:
- Senti, ho visto che già 3 c’hanno provato con te, e ho deciso di entrare anch’io nella lista. –
Lei mi guarda sorpresa e ride.
- Mi dai il tuo numero? – Continuo.
- Non me lo ricordo... – risponde sorridendo.
- Devo supporre che sono escluso dalla lista allora? –
- No, semplicemente non ricordo, aspetta. – Prende il cellulare dalla borsa e mi dà il suo numero.
- Di’ la verità però, è stato un approccio intelligente. – Faccio lo splendido, ma continuo a non essere io.
- Furbo, più che intelligente. Di dove sei? –
- Napoli. –
- Ah, ecco, ora capisco. – E sorride di nuovo.
Mi allontano un po’. Mi sono già rotto il cazzo. Credo che non mi piace, probabilmente non la chiamerò mai. Credo, perché ultimamente non sono più sicuro di un cazzo di niente.
Il party sta per finire. Qualcuno vomita, qualcun altro continua a ballare al centro della stanza, altri ancora sono sdraiati sul divano esausti.
Io sono seduto, e mi illudo di aver sconfitto la solitudine per quelle poche ore.
Finsbury Park, è mattina. Sono sulla via del ritorno, l’aria è fresca, la gente sta andando a lavoro. Di nuovo tante domande si accalcano nella mia mente: "Chi sono? Che cosa voglio? Perché sto facendo questo? Quando tornerò a essere me stesso?”
E a questa domanda subentra una triste risposta: "Ma io non conosco me stesso...”
Dormo solo 3 ore, accendo subito il pc per entrare in contatto con il mondo web e la prima cosa che faccio è postare una canzone sulla bacheca del mio profilo Facebook: Wonderful life. Cerco di fregare me stesso, sperando di riuscire a credere di avere una vita meravigliosa. Ma a chi la voglio darla a bere?
La solitudine è un nemico difficile da sconfiggere. È una delle armi più potenti dello stronzo, e lui sa come sfruttarla per spaventarmi a morte. Quello stronzo mi sta facendo allontanare i ricordi delle persone a cui importa che io viva o muoia. Mi sta trascinando verso sponde che non mi appartengono, e io mi sento trascinare senza avere la forza di reagire. E così ritornano i déjà vu, la sensazione di aver commesso gli stessi errori nella mia vita passata e di non riuscire a rimediare.
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Ma s'i tutt' strunz'?
ReplyDeleteChiammala subito invec'e fa 'o depress'.