Saturday, July 3, 2010
Un sogno
Michela è vicino a me, le stringo forte la mano, forse per paura che possa scappare. Sorride, come per rassicurarmi, “non ti preoccupare, sono qui”, i suoi occhi sembrano capaci di parlare.
Quegli occhi, uno specchio in cui la mia anima si riflette, si spoglia della corazza di cui va tanto fiera e si fa penetrare senza alcuna paura.
Sento di nuovo il cuore che mi batte veloce come un tempo, e le sorrido anch'io, felice di sapere che sono ancora in grado di provare emozioni, sensazioni oramai sopite.
“Che strano tutto ciò.” A un tratto torno con i piedi per terra. “Ma cos'è quest'angoscia? Questa tristezza che mi colpisce come un pugno allo stomaco?”
Fa male...
La voglio abbracciare, ma lei mi respinge, piangendo. Gocce di lacrime sincere scendono sul suo viso, e poi indica il cielo: il sole tramonta, e io mi trasformo in un mucchio di ceneri. Non appartengo più al suo mondo.
Sunday, June 13, 2010
Singletudine
L’attimo dopo subentra in me il terrore della solitudine, del silenzio che non sono ancora riuscito a sconfiggere. Ecco il motivo.
E pensare che il mio oroscopo di questa settimana parlava proprio di un'esplorazione interiore, di quanto mi sarei soffermato su me stesso e sul mio Io. Quando l'ho letto mi son detto: "Cazzate! Mi sto facendo fin troppe domande su di me. Ora basta!"
E invece ieri è successo.
Il viaggio in bus è abbastanza lungo, tanto da farmi pensare a Michela per qualche oscura ragione. Per un attimo mi è mancata da morire, mi sarei gettato dal bus e sarei corso da lei ad abbracciarla e farle capire quanto ancora mi manca, quanto desidero vederla e raccontarle tutto quello che sto passando. Una lacrima è appena scesa dal mio viso... Mi stringo il nodo alla gola per non farlo sciogliere.
Arriviamo al party. Ci accoglie una spagnola quasi nana ma nettamente scopabile. I ragazzi lì sono molto accoglienti, mi piazzano subito una birra in mano e mi danno a parlare. E così iniziano chiacchiere inutili con gente che probabilmente non rivedrò mai più.
Il tempo passa piacevolmente in fretta, l’atmosfera è rilassata, e io bevo tanto al punto da non capire più niente. E finalmente sono felice. Falsamente felice.
A un certo punto faccio conoscenza con una ragazza italiana, Virginia, sembra carina, ma non ne sono sicuro, sto troppo fatto. E così lo chiedo a Tommaso:
- Oh, Tomma’, ma questa com’è? Io non capisco un cazzo! -
- È carina Gaeta’, si può fare. -
- Mh... - Rispondo dubbioso.
E così mi avvicino a lei e le sussurro all'orecchio:
- Senti, ho visto che già 3 c’hanno provato con te, e ho deciso di entrare anch’io nella lista. –
Lei mi guarda sorpresa e ride.
- Mi dai il tuo numero? – Continuo.
- Non me lo ricordo... – risponde sorridendo.
- Devo supporre che sono escluso dalla lista allora? –
- No, semplicemente non ricordo, aspetta. – Prende il cellulare dalla borsa e mi dà il suo numero.
- Di’ la verità però, è stato un approccio intelligente. – Faccio lo splendido, ma continuo a non essere io.
- Furbo, più che intelligente. Di dove sei? –
- Napoli. –
- Ah, ecco, ora capisco. – E sorride di nuovo.
Mi allontano un po’. Mi sono già rotto il cazzo. Credo che non mi piace, probabilmente non la chiamerò mai. Credo, perché ultimamente non sono più sicuro di un cazzo di niente.
Il party sta per finire. Qualcuno vomita, qualcun altro continua a ballare al centro della stanza, altri ancora sono sdraiati sul divano esausti.
Io sono seduto, e mi illudo di aver sconfitto la solitudine per quelle poche ore.
Finsbury Park, è mattina. Sono sulla via del ritorno, l’aria è fresca, la gente sta andando a lavoro. Di nuovo tante domande si accalcano nella mia mente: "Chi sono? Che cosa voglio? Perché sto facendo questo? Quando tornerò a essere me stesso?”
E a questa domanda subentra una triste risposta: "Ma io non conosco me stesso...”
Dormo solo 3 ore, accendo subito il pc per entrare in contatto con il mondo web e la prima cosa che faccio è postare una canzone sulla bacheca del mio profilo Facebook: Wonderful life. Cerco di fregare me stesso, sperando di riuscire a credere di avere una vita meravigliosa. Ma a chi la voglio darla a bere?
La solitudine è un nemico difficile da sconfiggere. È una delle armi più potenti dello stronzo, e lui sa come sfruttarla per spaventarmi a morte. Quello stronzo mi sta facendo allontanare i ricordi delle persone a cui importa che io viva o muoia. Mi sta trascinando verso sponde che non mi appartengono, e io mi sento trascinare senza avere la forza di reagire. E così ritornano i déjà vu, la sensazione di aver commesso gli stessi errori nella mia vita passata e di non riuscire a rimediare.
Saturday, May 8, 2010
Partita con lo stronzo - Prologo
E iniziamo a giocare. Lo stronzo è onnipresente, è onnisciente, conosce ogni mia mossa in anticipo e riesce sempre a fottermi. Mi chiedo in che modo riuscirò a fregarlo, se mai ce la farò. Ma procediamo con ordine.
Tutto è cominciato da quando Michela mi ha lasciato, dal giorno in cui sono sprofondato nell'oblio da cui cerco di uscire, un oblio che mi paralizza e mi impedisce di muovermi.
Eppure ora dovrei sentirmi libero di volare nel cazzo di blu dipinto di blu, di correre senza mai fermarmi, di fare a pugni fino a sputare l'ultima goccia di sangue, di ubriacarmi fino a vomitare anche le budella... Ma non è così.
La parte infima di me vuole ancora dipendere da qualcuno, farsi porre dei limiti, farsi dire cosa è giusto o sbagliato e pensare attraverso il cervello degli altri.
Questa mattina mi sono guardato allo specchio... "Io sono". Ma non c'ho creduto, non MI sono creduto. Ed è in quel momento che ho capito: io devo essere, IO devo ESSERE.
Poi ripenso a Michela. Ancora. Tutto questo mi sa di déja vu, di qualcosa di già vissuto. Lo stronzo mi sta mettendo alla prova, e io sto ripetendo di nuovo gli stessi errori, me lo dice il mio istinto. Per quale motivo continuo a fare cazzate se il mio intuito mi dice di non farlo? È colpa della mia mente, della mia testa di cazzo che riesce a prendere il sopravvento e a farmi ragionare, e paradossalmente ciò mi porta a fare stronzate.
La mente è l'esperienza, il passato. La mente e il passato ci plasmano e distruggono il nostro presente costantemente. Quello che dovremmo fare è dubitare, non dobbiamo fare affidamento su di essa, e solo così è possibile riuscire a conseguire quella maturità che ci può permettere di conoscere il nostro IO.
Qualcuno dice che bisogna pensarci due volte prima di fare qualcosa. Un'altra cazzata. La cosa migliore da fare è seguire sempre il proprio istinto senza mai pentirsi, ma bisogna farlo subito senza permettere alla mente di intervenire e deviare quello che vorremmo davvero. Noi SIAMO l'istinto, la nostra mente non è altro che il riflesso delle convenzioni sociali che ci impedisce di avere una personalità unica e vera e serve solo a offuscare il nostro cammino.
Ora la strada da percorrere è davvero lunga, e il mio nemico mi attende impaziente, non vede l'ora di fregarmi e mettermelo in culo anche in questa vita ma, caro mio, questa volta vedremo chi la spunterà.
E così ha inizio la partita con lo stronzo.